RIVISTA STORICA VIRTUALE
Vincenzo Campi (1556-1601) – La pescivendola – Brera – Milano
PRANZI PRINCIPESCHI
E CARDINALIZI
A CONFRONTO
(1473-1858)
Il cardinale Pietro Riario, nipote (ma con il fratello Girolamo, ritenuti figli) del papa Sisto IV (Francesco della Rovere), amante del lusso e della tavola, morto giovane (si diceva per libertinaggio*), dopo due e anni di cardinalato; il lunedì della Pentecoste del 1473, aveva offerto il pranzo in onore di Eleonora, figlia di Ferdinando d’Aragona, condotta come sposa dal marchese Ercole d’Este, di cui lo storico Corio, aveva conservato il menù.
A questo menù era stato collegato un altro menù, fatto per ironizzare sulla ghiottoneria gastronomica cardinalizia, di un altro pranzo, che gli abitanti di Dundalk in Irlanda, avevano offerto al cardinale di Westminster Nicolas Wiseman, il venerdì 3 settembre 1858, di cui era stata conservata la minuta.
(Non possiamo non rilevare che questi capi chefs erano,
prima di tutto, grandi mitologi e artisti)
IL PRANZO
DELLA PRINCIPESSA
ELEONORA
Prima di sedersi a tavola ai convitati, in piedi fu data:
Una colazione di zucca da inzuccherata ed indorata.
Melaranci inzuccherati ed indorati in tazza con malvasia.
Poi acqua di rosa alle mani.
Alla tavola erano state disposte quattro tovaglie; agli ospiti seduti, furono offerte le seguenti vivande, cadauna, accompagnata con suoni di trombe e pifferi in diversi modi.
I quadri, ornati secondo l’uso, con pane indorato
Pignocate colle armi e senza, tutte indorate.
Menescristi indorati in tazze d’oro per antipasto.
Fegatelli di cappone e di capretti.
Lacchietti in grandi scodelle con vino bianco.
Un biancomangiare con grani di melarancio dolci, e due
capponi con sapore verde e vino còrso.
Un pollastrello per scodella, con salsa pavonazzo garbo.
Crostalo.
Pastelli volatili
Due vitelli interi pelati.
Alesse in grandi piatti, e per cadaun piatto.
Cinque pezzi di vite Ho.
Cinque pezzi di castrato.
Pezzi tre di cignale.
Tre capretti interi.
Sei pollastri.
Sei capponi.
Un prosciutto.
Una somala.
E due salsicci per piattello come sopra.
Teste di vitello in forma d’alicorno colla salsa in testa.
Minestre di zucche.
Pastelli di polli.
L’istoria di Atalanta e Ipomene
e di Perseo quando
liberò Andromeda dal dragone,
(per) tutte in vivande.
Arrosto minuto in piatti grandi, cioè:
Cinque pezzi di vitello.
Tre capretti interi.
Due lepri intere. Per ciascun piatto.
Dieci piccioni.
Dieci pollastri.
Quattro conigli.
Un pavone vestito colle penne, e dietro vi era Orfeo colla
cetra, seguito da quattro pavoni vestiti colle code alte e aperte,
ed una pavona coi suoi pulcini vestiti.
Due fagiani vestiti. Due cicogne vestite. Due gru vestite.
Un cervo vestito colle corna in testa.
Un orso vestito con un bastone in bocca.
Un daino vestito. Un capriolo vestito.
Porci cinghiali vestiti, e molti altri animali tutti colla pelle
e col pelo nella loro vera statura, che sembravano vivi,
che furono portati sopra le tavole,
e posti sopra un monte.
Una galantina in grandi conche d’argento colle siepi
cerchio ed in mezzo un alicorno con una rovere dritta,
stemma del cardinale.
Cinque torte dorate, di carne e pere moscatelle in tazze.
Levata una tovaglia,
ed i quadri con tutte le altre cose:
Acqua alle mani con fiori di cedro.
Pignocate in forma di pesci, e vino greco.
I quadri preparati con pane inargentato.
Limoni siroppati inargentati in tazze.
Pesce arrostito inzuppato in salsa gialla. Scodelle con salsa.
Pasticci di anguille inargentati.
Due storioni cotti interi inargentati portati sopra una civera d’argento.
Sei piatti di lamprede, portati sopra un’altra civera d’ oro, dov’era figurata Cerere sopra un carro indorato, tirato da due tigri, con una face accesa.
Galantina inargentata in piatti grandi.
Torte verdi inargentate.
Giuncate grandi di latte in piatti grandi.
Levata da tavola l’altra tovaglia fu dato:
Acqua odorifera alle mani.
Quadri preparati con pani pieni di fiori.
Pignocate in forma di diamanti.
Ciricge in tazze con vino di Tiro.
Polli alla Catalana.
Marasche in tazze.
Verdemangiare garbo con fiori di garofoli e rosmarino.
Grande arrosto in piatti grandi.
Cinque pezzi di vitello.
Tre pezzi di castrato.
Per cadaun piatto.
Tre pezzi di capriolo.
Tre porchette intere.
Quattro capponi.
Otto paperi.
Furono pure portate in tavola per vivande in confezione le tre imprese di Ercole, cioè del leone, del cinghiale e del toro, grande ciascuna della statura di un uomo comune; e prima, Ercole nudo, colla pelle di una molmela (mustela? pantera?) sulla spalla che avea dentro delle stelle, in atto di sostenere il cielo, e così di seguito, alle fatiche d’Ercole, furono portati grandi castelli di confettura con torri e rocche, ed infiniti confetti di diverse qualità; e codesti castelli colle dette confetture furono sacheggiati e dal tribunale gettati in piazza, tal che sembrava una grossa tempesta.
Fu portato un gran serpe di confettura sopra un monte
che sembrava naturale.
E un’altra vivanda d’uomini selvatici.
Furon pure portati dieci grandi navi con le vele, e colle
corde tutte di confettura, piene di ghiande di zucchero.
Di più, mentre si pranzava, fu portato un monte dal quale
saltò fuori un uomo che mostrava d’esser molto ammirato
di quella comitiva e proferì alcune parole che non furono ben intese da tutti.
Poscia, il trionfo di Venere, condotta sopra un carro da
due cigni.
Galantina in conche di unicorno.
La favola di Esperide c di Ercole, che ammazzò il drago
che guardava l’albero dei pomi d’oro.
Una giuncata in forma di bellissimi puttini.
Marzapane.
Levatosi tutto e lasciato una tovaglia:
Acqua alle mani e vino in tavola.
Spongate.
Cialdoni.
Mandorle fresche monde e turate.
Confetti minuti da Fuligno.
Coriandoli. Anici.
Cannella e pignoli confetti.
*) Ma con tutto lo zucchero che si mangiava,certamente si moriva di diabete senza saperlo; e poiché era l’epoca degli avvelenamenti, si riteneva che le morti senza esser precedute da malattia, fossero avvelenamenti i cui esempi classici erano stati Zizim (v. Djem sultan, detto Zizim ecc. in Art.) e il papa Alessandro VI, v. in Art.).
PRANZO OFFERTO
a Dundalk (Irlanda)
al cardinale Nicolas Wiseman
arcivescovo di Westminster
in rispetto del venerdì
(1858)
Primo servizio
Minestre :
Zuppa di ostriche — Zuppa verde.
Pesci :
1. Salamone naturale;
2. Salamone marinato alla marinara
(en matelote marinare);
3. Salamone all’ammiraglio;
4. Salamone marinato alla Sassone;
5. Salamone alla crema con crostini;
6. Salamone del carnière (forse scagliato con aromi}:
7. Sogliole con crostini;
8. Sogliola all’ italiana;
9. Sogliola in frittura;
10. Sogliola alla Colbert;
11. Filetto di sogliola alla marinara;
12. Filetto di sogliola con crostin ;
13. Filetto di sogliola alla maitre d’hotel;
14. Filetto di sogliola all’olandese;
15. Filetto di sogliola all’ ostrica ;
16. Merlango fritto con crostini;
17. Merlango sulla graticola alla maitre d’hotel;
18. Filetto di merlango fritto;
19. Ascilo della baia di Dublino, al gusto
della buona donna ;
20. Asello della baia di Dublino arrosto ;
21. Ascilo alla maitre d’hotel:
22. Filetti di ascilo al gusto di san Paolo;
23. Costolctte di gamberi di mare ;
24. Crostata di ostriche ;
25. Ostriche con crostini;
Intermezzi (Hors-d'oeuvre)
,
26. Ostriche in pasticcio di pasta frolla;
27. Gamberi di mare in pasticcio di pasta frolla;
28. Rosolate di gamberi di mare;
Secondo servizio
29. Gamberi di mare vestiti (Homard dretted) ;
30. Ostriche con crostini;
31. Insalata di gamberi di mare;
32. Crema alla vainiglia;
33. Charlotte russes (pasticci di frutta alla russa):
34. Sfogliata di mille-foglie;
35. Mandolato alla parigina;
36. Prosciutto di sorpresa ( jambon turprite);
37. Tortine di lamponi:
38. Tortine di pomi;
39. Poudding caldo;
40. Pasticcerie;
Frutta, Poudding gelato, sfogliate ecc., biscotti.
N.B. Per decifrare alcuni termini, potrebbe essere utile il Dizionario Gastronomico del Bastianello (pseudonimo), stampato nell’800, come l’araba fenice, “che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa” e non si trova né nel Catalogo Nazionale delle Biblioteche, né in Google, ma certamente si troverà in qualche sperduta biblioteca italiana (senza offesa per il termine sperduto, ritenendosi tale anche chi scrive!), che potrebbe fornirci notizie.
Questo articolo è il terzo pubblicato sull’argomento, nella Rivista, per chi vuole deliziarsi di tutto questo ben di dio, mangiato in un solo pasto; nella stessa rubrica, Schegge, si trovano gli altri due: “A cena da Trimalcione” e “Vivere nel medioevo - La dieta di un monsignore ghiotto e beone”.