a cura di Michele E. Puglia
La dinastia carolingia aveva preso il nome da Carlo Martello,
primo della dinastia, designato col nome di Karl. Prima di lui,
gli ascendenti sono indicati come Pipinidi.
Il capostipite, infatti, era Pipino di Landen (il Vecchio), Maggiordomo
(o Maestro di Palazzo, v. Gen. Merovingi) d'Austrasia, che però
non è stato il capostipite diretto, poiché egli
aveva avuto tre figlie, e una di queste, Begga, aveva sposato
Ansegiselo o Ansegiso figlio del vescovo di Metz, Amolfo o Arnoldo.
Da Ansegiso era nato Pipino II (detto, in epoca posteriore, di
Herstal), Maestro di Palazzo, padre di Carlo Martello (come detto,
figlio illegittimo), nonno di Carlomagno (anch'egli figlio illegittimo;
è chiaro però che ciò non scalfisce minimamente
la loro grandezza).
I figli di Carlo Martello, Carlomanno e Pipino III, sono anch'essi
Maestri di Palazzo dei merovingi (Childerico III), il primo Maggiordomo
d'Austrasia, il secondo di Neustria. Per rafforzare la loro posizione,
i due fratelli pensano di riformare la chiesa franca, con l'aiuto
del vescovo Bonifacio.
A seguito dell'abdicazione di Carlomanno, Pipino diventa Maestro
di Palazzo anche d'Austrasia. E' lui che in pratica esercita il
potere e a questo punto ritiene sia giunto il momento di assumere
definitivamente il posto del re merovingio.
Egli ha bisogno però del riconoscimento della Chiesa. Il
vescovo Bonifacio invia quindi al papa Zaccaria due suoi delegati
(Fulrado e Burcardo), i quali tornano con il benestare del papa,
secondo il quale <conveniva chiamare re chi detiene il potere,
piuttosto che colui che tale potere non ha>.
Riuniti tutti i grandi a Soissons, Pipino III fu eletto re dei
Franchi nel 751 (Childerico III e il figlio Teodorico furono chiusi
in convento).
Ad evitare che la sua nomina fosse considerata usurpazione, i
suoi consiglieri ecclesiastici, sulla base degli insegnamenti
della Bibbia secondo cui il profeta Samuele aveva unto Saul e
David, gli suggerirono la consacrazione mediante l'unzione. A
Pipino fu somministrata l'unzione dai vescovi. Egli però
di questa non era soddisfatto, perché l'unzione la voleva
dal papa.
Pipino approfittò dell' occasione di una visita al regno
franco del papa Stefano II (754) per far rinnovare la cerimonia
dell'unzione, non solo per sé, ma ad evitare rivendicazioni
da parte dei merovingi, anche per i due figli, Carlomanno e Carlo
(v. Carlomagno e l'idea dell'Europa).
Con questa consacrazione si ottennero due risultati. Il re unto
diventava l'eletto di Dio, mentre per tutti i predecessori era
valso il principio secondo cui il loro potere era stato <concesso
da Dio>.
I papi da quel momento, per tutti i secoli a venire, acquisirono
il potere esclusivo di far da tramite per l'elezione, che proveniva
direttamente da Dio, con la consacrazione di re e imperatori.
Quanto ai due fratelli, alla morte di Pipino ereditarono tutto
il regno franco, diviso ancora in Neustria e Austrasia. Carlomagno
era svantaggiato rispetto al fratello, di cui era geloso. Nel
momento in cui stava per muovergli guerra, Carlomanno morì
(771) e Carlo ebbe modo di impossessarsi pacificamente della parte
del fratello. Tre anni dopo Carlo, dopo aver sconfitto Desiderio,
fu incoronato re d'Italia. E questo fu l'inizio; per il seguito
v. l'art. indicato.
Gli ultimi della dinastia carolingia furono Carlo il Semplice,
morto prigioniero nel 929, il figlio Ludovico IV d'Oltrenmare,
che aveva sposato Gerberga figlia del duca di Lorena, Gisleberto,
ed il nipote Lotario, che a sua volta ebbe un figlio Ludovico
V. Con Ludovico V, che aveva sposato un'Adelaide della terra d'Aquitania,
dalla quale è abbandonato, la dinastia reale e imperiale
ha termine.